Giacomo Puccini

La bohème

Scorcio di vita della gioventù parigina alla fine dell’Ottocento, La bohème di Giacomo Puccini debutta al Teatro Regio di Torino il 1 febbraio 1896, sul podio il ventinovenne Arturo Toscanini. Puccini guarda all’ultimo Verdi delineando una struttura drammaturgicamente e musicalmente molto libera, con una successione agevole tra arie e recitativi che gli permette di tratteggiare un quadro di profondo realismo di cui sono protagonisti quattro ragazzi in lotta con l’inesorabile fuggevolezza del tempo.

Produzione Teatro Comunale di Bologna

12 | 13 | 15 | 16 | 17 | 19 | 20 |22 | 23 Dicembre 2020

PRESENTING PARTNER

REGIA

Graham Vick

SAB | 12 | DIC | Turno Prima | H: 20.00
DOM | 13 | DIC | FA | H: 15.30
MAR | 15 | DIC | Turno A | H: 20.00
MER | 16 | DIC | Turno C | H: 18.00
GIO | 17 | DIC | FA | H: 20.00
SAB | 19 | DIC | Turno P | H: 18.00
DOM | 20 | DIC | Turno D | H: 15.30
MAR | 22 | DIC | Turno B | H 20.00
MER | 23 | DIC | FA | H: 18.00

NOTE DI REGIA

La bohème è un’opera per attori-cantanti, tutta basata com’è sulla parola; non è assolutamente spettacolare. Una grande opera d’arte: per questo vale sempre la pena di tornare a interrogarla, di lavorarci sopra; cosa che non capita con altri titoli. Se all’inizio La bohème appare un po’ impermeabile a nuovi punti di vista, e sembra essere solo quello che è, a esaminarla nel dettaglio svela una costruzione mirabile. È tutto talmente preciso e minuzioso: parola, musica, drammaturgia, un meccanismo (non meccanico, però) perfetto. E pensare che dopo la prima rappresentazione, nel 1896 al Regio di Torino, alcuni contemporanei, specie tra i critici, restarono perplessi, avvertirono una mancanza di melodia e una prevalenza assoluta della declamazione, un eccesso di chiacchiere. Che assurdità! Il libretto è una meraviglia: molto lavorato sul fronte verbale, è sempre mantenuto in primo piano. I quattro amici conducono una vita che si esprime attraverso un uso virtuosistico della lingua; Mimì sembra ingenua e semplice, ma con la sua naturale intelligenza prende in giro le loro pose intellettuali, le loro ricercatezze verbali. Ecco, La bohème è attraversata da una forte corrente di autoironia, un qualcosa che si trova poco nell’opera italiana. 

Graham Vick

Estratto dall’intervista Questione di vita o di morte
di Jacopo Pellegrino a Graham Vick

CAST

MIMÌ

12 | 15 | 17 | 20 | 22

MIMÌ

13 | 16 | 19 | 23

MUSETTA

12 | 15 | 17 | 20 | 22

MUSETTA

13 | 16 |18 | 23

RODOLFO

12 | 15 | 17 | 20 | 22

RODOLFO

13 | 16 | 19 | 23

MARCELLO

Andrea Vincenzo Bonsignore

12 | 15 | 17 | 20 | 22

MARCELLO

13 | 16 | 19 | 23

SCHAUNARD

12 | 15 | 17 | 20 | 22

SCHAUNARD

13 | 16 | 19 | 23

COLLINE

12 | 15 | 17 | 20 | 22

COLLINE

13 | 16 | 19 | 23

BENOIT/ALCINDORO

PARPIGNOL

Scuola dell’Opera

COMPOSITORE

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Giacomo Puccini (1858-1924) può essere considerato come l’ultimo esponente della grande tradizione operistica italiana; si impone al grande pubblico grazie all’intuizione dell’editore Giulio Ricordi che vede nel compositore lucchese il genio sul quale investire e al quale affianca i librettisti Giuseppe Giacosa (1847-1906) e Luigi Illica (1857-1919). Da questo “dream team” nascono opere come La bohèmeTosca Madama Butterfly, lavori che consacrano Puccini come l’unico erede di Verdi e che ancora oggi fanno accorrere milioni di persone nei teatri di tutto il mondo.

 

SCENE E COSTUMI

RICHARD HUDSON

LUCI

GIUSEPPE DI IORIO

MAESTRO DEL CORO

ALBERTO MALAZZI

MAESTRO DEL CORO VOCI BIANCHE

ALHAMBRA SUPERCHI