DONIZETTI | BELLINI | BEETHOVEN

Hirofumi Yoshida / Jessica Pratt, soprano

Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna

Hirofumi Yoshida

DIRETTORE

Jessica Pratt figura tra le principali interpreti odierne del repertorio belcantista più formidabile. Ambita dai teatri più prestigiosi, si è esibita come protagonista negli importanti contesti de La Scala di Milano, della Royal Opera House di Londra e del Metropolitan di New York.
Nata in Inghilterra, cresciuta in Australia ma ormai adottata dall’Italia dove affina i suoi ruoli sotto la guida di Lella Cuberli, Jessica Pratt, ha costruito le fondamenta della sua carriera iniziando a cantare nei teatri di tradizione italiani e facendosi progressivamente conoscere dal grande publico internazionale.

Domenica 26 Aprile | H 17.30

Auditorium Manzoni

Programma

GAETANO DONIZETTI

scene da Lucia di Lammermoor e Linda di Chamonix

VINCENZO BELLINI

scene da I Puritani

LUDWIG VAN BEETHOVEN

Sinfonia n. 7 in La maggiore Op. 92

Compositori

Gaetano Donizetti

Scene da Lucia di Lammermoor e Linda di Chamounix

Lucia di Lammermoor

Anno di composizione: 1835

Prima esecuzione: Teatro San Carlo, Napoli, 26 settembre 1835

La protagonista dell’opera di Donizetti, tratta da The Bride of Lammermoor di Walter Scott, si astrae dal mondo reale, al quale reagisce esteriormente con una maschera di dolcezza, sottomissione, per evadere in un mondo di fiaba. La vocalità virtuosistica del personaggio femminile, spesso ridotto ad automa, diventa simbolo della sua incapacità di reazione positiva e della sua insicurezza. Nell’opera di Donizetti la scena della pazzia, culmine al quale tende la vicenda, è preparata da un coro pimpante che stempera il dolore in una preghiera collettiva. Il delirio della protagonista ha un’impronta “creativa”: Lucia rivive il passato e rimodella a suo piacere la realtà, sopraffatta infine dall’ondata di ricordi. In musica, essi sono i motivi di reminiscenza che rimandano a precisi episodi del dramma; il loro accavallarsi determina continue infrazioni alle forme convenzionali, nella forma musicale di un monologo interiore. Donizetti fa scorrere la melodia in orchestra e utilizza la voce in “parlante”: la forma musicale viene compromessa, come se Lucia non riconoscesse più le convenzioni del linguaggio melodrammatico, confondendo recitativo e cantabile.

Linda di Chamounix

Anno di composizione: 1841/1842

Prima esecuzione: Theater am Kärntnertor di Vienna, il 19 maggio 1842


L’opera di Donizetti, su libretto di Gaetano Rossi, pone al centro delle vicende raccontate le passioni più incontrollabili che prendono il sopravvento sull’animo umano, dominandolo completamente. L’amore diventa un sentimento pericoloso, tanto da sfociare nella follia. Linda viene infatti accecata dalla pazzia solo quando le viene comunicato che Carlo, suo amore, ha ceduto al matrimonio combinatogli dalla madre e ha sposato una donna facoltosa. La pazzia di Linda è diversa da tutte le altre pazzie conosciute nella storia dell’opera lirica e ha poco in comune con il delirio di Lucia: nel caso di Linda la follia è un sintomo, un sistema di rimozione che svela il meccanismo segreto dell’opera e che rappresenta l’unica valvola di sfogo per il dolore della donna.

Vincenzo Bellini

scene da I Puritani

Anno di composizione: 1834/1835

Prima esecuzione: Théâtre de la comédie italienne, Parigi, 24 gennaio del 1835

 

La narrazione musicale de I Puritani sa cogliere e conservare la teatralità esperta del vaudeville, catturare i sapienti attacchi delle ariette trasformandoli in incipit della narrazione operistica, ma da quelle forme derivate Bellini recupera all’indietro l’immaginario romantico di Walter Scott ed entra così in comunicazione con una zona più vasta di possessi e riferimenti fantastici del pubblico. Uno dei momenti culminanti dell’opera si trova, per lo stesso Bellini, nella scena di pazzia di Elvira: le fratture tra cantabile e recitativi, i passaggi dall’elegia ai barlumi di visioni festose e infine l’evasione dall’angoscia attraverso la fittizia gioia portano la malinconica cantilena iniziale a una tensione emotiva che ha rarissimi riscontri nella storia del teatro musicale.

Ludwig Van Beethoven

Sinfonia n. 7 in La maggiore Op. 92

Anno di composizione: 1811/1812

Prima esecuzione: Vienna, 8 dicembre 1813

Movimenti:
1. Poco sostenuto; Vivace
2. Allegretto
3. Presto
4. Allegro con brio

La Settima Sinfonia è stata descritta da Wagner come l’ “apoteosi della danza” perché “evoca la danza nella sua massima espressione, l’atto più spirituale del movimento corporeo incarnato, per così dire, idealmente nei suoni”.
La novità di questa sinfonia è da ricercare nella forza ritmica che la possiede dalla prima all’ultima battuta, nell’arte di elaborare i materiali armonici di partenza, semplicissimi, per sviluppare una reazione inarrestabile.