
RISORGIMENTO!
Maestro sostituto | Alessandro Spina |
Giovannina Bellinzaghi | Annunziata Vestri |
Bartolomeo Merelli | Alessandro Luongo |
Giuseppina Strepponi | Valentina Corradetti |
Luigi Barbiano di Belgioioso | Leonardo Cortellazzi |
Giuseppe Verdi | Umberto Bortolani |
IL PRIGIONIERO
La madre | Valentina Corradetti |
Il Prigioniero/Grande Inquisitore | Chad Armstrong |
Il Carceriere | Armaz Darashvili |
Due Sacerdoti | Dario Di Vietri Mattia Olivieri |
Direttore | Michele Mariotti |
Regia | Giorgio Gallione |
Scene | Tiziano Santi |
Costumi | Claudia Pernigotti |
Movimenti Coreografici | Giovanni Di Cicco |
Videoproiezioni | Francesco Frongia |
Gestione Sistema Video | Claudio Pitzalis |
Aiuto regista | Gianni Marras |
Maestro del Coro | Lorenzo Fratini |
Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna
Tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Nuovo Allestimento in coproduzione tra Teatro Comunale di Bologna e Teatro Comunale di Modena
Durata: 2 ore ca.
A 150 anni dalla nascita dell’Italia unita, due opere contemporanee ricordano quell’ideale sogno condiviso che fu il Risorgimento.
Nel presentare Risorgimento!, Lorenzo Ferrero spiega che l’opera, che ascolteremo in prima esecuzione assoluta commissionata dal Teatro Comunale di Bologna, testimonia il momento «più bello da raccontare» ovvero «quel momento di nascita di una storia[...], quando il Risorgimento era ancora una speranza e non, come fu per alcuni, una delusione».
Le tematiche della speranza e della libertà appartengono anche all’opera di Luigi Dallapiccola che durante seconda guerra mondiale dichiarò: «Mi appariva sempre più chiara la necessità di scrivere un’opera che, nonostante la sua ambientazione storica, potesse essere di toccante attualità; un’opera che trattasse la tragedia della persecuzione, sentita e sofferta da milioni e decine di milioni di uomini. L’opera sarebbe stata intitolata Il prigioniero, semplicemente.» L’opera in un atto di Dallapiccola vide la sua prima realizzazione scenica il 20 maggio 1950 al Teatro Comunale di Firenze sotto la direzione di Hermann Scherchen. Dalla lettura de La torture par l’espérance di Villiers de l’Isle-Adam il compositore attinse l’ossatura della trama del libretto, che ruota attorno alle torture e alle illusioni di speranza inflitte dal Carceriere al Prigioniero, da La légende d’Ulenspiegel et de Lamme Goedzak di Charles De Coster trasse il tema della libertà e l’idea di ambientare l’opera nel XVI secolo, al tempo della rivolta delle Fiandre contro Filippo II e l’Inquisizione Spagnola.
Sulla domanda: «Libertà?» si chiude l’opera di Dallapiccola che afferma: «ho messo un punto interrogativo alla fine della mia opera. Busoni aveva finito allo stesso modo il suo Doktor Faust, Moses und Aron di Schönberg, apparentemente incompiuto, fu interrotto dallo stesso segno. Ciò che desidero attualmente è trovare una risposta al punto interrogativo con cui si conclude Il prigioniero. »
I. Sala
